Raccolta di Tecnologie e competenze ENEA
Composto per il trattamento di una malattia rara
La Glicogenosi di tipo III (GSDIII) è una malattia genetica autosomica recessiva causata da un deficit dell'enzima deramificante il glicogeno (GDE). La tecnologia proposta utilizza plasmidi contenenti la sequenza codificante la GDE che permettono il ripristino della funzione mancante in cellule umane derivanti da pazienti affetti da GSDIII. Il DNA potrebbe essere trasferito nei tessuti colpiti mediante impulsi elettrici o nanoparticelle, per ottenere il ripristino dell'attività enzimatica mancante. Questa piattaforma potrebbe essere estesa ad altre patologie simili.
Graphical abstact: espressione del composto brevettato in batteri e cellule umane in vitro
Immagine di laboratorio: microscopio a fluorescenza
Settori applicativi
Problema da risolvere
Attualmente non esiste una cura risolutiva per la Glicogenosi di tipo III, malattia genetica rara causata dalla carenza dell'enzima deramificante (GDE), con accumulo di glicogeno in muscoli, cuore e fegato. La tecnologia proposta impiega plasmidi contenenti DNA codificante per GDE, trasferiti nei tessuti colpiti tramite impulsi elettrici (EGT) e/o nanoparticelle. L'approccio, non virale e sicuro, supera i limiti dei vettori virali ed è estendibile ad altre malattie genetiche rare e non.
Descrizione
La glicogenosi di tipo III (GSDIII) è una malattia genetica rara dovuta al deficit di un enzima coinvolto nel metabolismo del glicogeno, La causa è una mutazione genetica che altera la produzione dell'enzima deramificante (GDE), portando all'accumulo anomalo di glicogeno soprattutto nel fegato, nel cuore e nei muscoli scheletrici. I sintomi si manifestano sin dai primi anni di vita con ingrossamento del fegato, crisi ipoglicemiche e ritardo della crescita. Con l'età, la malattia può evolvere verso forme più gravi, con debolezza muscolare, cardiomiopatia e ridotta qualità di vita. Attualmente, non esiste una cura risolutiva: il trattamento consiste in una dieta rigorosa e continua, che mira a mantenere stabile il livello di glucosio nel sangue. Questo approccio, tuttavia, non interviene sulla causa della malattia e non ne arresta la progressione. L'innovazione proposta affronta direttamente il difetto genetico alla base della GSDIII. È stato sviluppato un plasmide contenente le istruzioni per produrre l'enzima mancante in forma attiva. Questo DNA vpuò essere veicolato nelle cellule dei tessuti colpiti, in particolare muscoli e fegato, utilizzando metodi fisici o chimici, come gli impulsi elettrici controllati (electro gene transfer) o le nanoparticelle. Una volta trasferito, il DNA consente alle cellule di sintetizzare l'enzima mancante, ripristinando così la funzione compromessa. Si tratta di una strategia non virale, più sicura rispetto ai metodi tradizionali basati su virus, e potenzialmente ripetibile nel tempo. L'approccio ha dimostrato efficacia in modelli animali ed è pensato per essere applicabile anche ad altre malattie genetiche simili.
Aspetti innovativi e vantaggi
- Applicabilità ad altre patologie genetiche
- Approccio non virale e più sicuro
- Bassa immunogenicità
- Produzione di plasmidi a basso costo
- Trattamento ripetibile nel tempo
Maturità tecnologica 1-2
Punti di forza
- Costo
- Rilevanza sociale/economica
- Contenuto normativo/regolatore
Possibili applicazioni
- Ripristino della funzionalità dell' enzima deramificante il glicogeno (GDE)
- Terapia genica non virale per la Glicogenosi di tipo III ed altre malattie rare e non
- Trattamento di malattie epatiche e muscolari ereditarie
Gruppo di ricerca coinvolto
Brevetto disponibile per il licensing
Disponibile per una licenza esclusiva
Data di aggiornamento
16-06-2025
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